Reattore al plasma in bottiglia Keshe

Reattore al plasma in bottiglia Keshe

Reattore al plasmaE se la fisica che conosciamo fosse incompleta, se non addirittura errata e fuorviante? E se un’altra fisica più moderna e più vicina alla reale natura della materia potesse spiegare dei fenomeni fino ad oggi non spiegati e consentire la costruzione di apparecchiature incredibili, come per esempio un generatore di energia elettrica che produca dal nulla energia infinita, senza consumarsi mai? Un sogno? Forse no! Qui sotto proponiamo tre video a dir poco sconcertanti che si basano tutti e tre sulle nuove teorie che riguardano la natura della materia e della gravità elaborate dal fisico nucleare iraniano Mehran Keshe. Nel primo video mi accingo[author] [author_image timthumb=’on’]http://energialiberagratis.altervista.org/wp-content/uploads/2014/11/marco-ultimo.jpg[/author_image] [author_info]Come costruire un generatore di energia infinita con una bottiglia di plastica e dei fili di rame[/author_info] [/author] a costruire un semplicissimo reattore al plasma, così semplice e sbalorditivo che è già stato replicato con successo da numerosissimi appassionati di ”free energy” di tutto il mondo. Il secondo video è un breve filmato ”promozionale”, se così possiamo definirlo, che anticipa le incredibili scoperte di Mehran Keshe e le loro possibili applicazioni e implicazioni nella nostra vita quotidiana. Il terzo video riguarda un’interrogazione parlamentare avvenuta in Italia il 22 Gennaio 2013 (in contemporanea con tutto il mondo visto che la Fondazione Keshe ha informato TUTTI I GOVERNI MONDIALI dell’esistenza di questa tecnologia) dove l’onorevole Fabio Meroni incita il Parlamento Italiano a prendere una posizione sull’utilizzo di questa nuova tecnologia che promette energia gratuita ed infinita per tutti. Ovviamente il tutto si è spento, come era prevedibile, sotto il solito velo di silenzio che cala implacabile ogni volta che si mette in discussione lo ”status quo” vigente. Sull’energia infinita e gratuita si stanno combattendo, da anni, dispute intellettuali a tutti i livelli. YouTube è pieno di filmati di macchine che funzionano da sole, senza energia esterna applicata, e di scienziati, studiosi, accademici, professori e appassionati che sbugiardano quei video definendoli patacche o truffe in quanto violano le più elementari leggi della fisica che si imparano a scuola. Le leggi della fisica sono ferree. Nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Non si può ricavare da una macchina in movimento più energia di quella che essa stessa consuma per muoversi. Ma se queste leggi fossero sbagliate? Se fosse possibile costruire una macchina che produce realmente più energia di quella che consuma semplicemente perchè di basa su leggi fisiche reali, ma diverse da quelle a cui siamo stati abituati e sconosciute ai più? Il tempo delle discussioni accademiche è finito. Ora è giunto il momento di far parlare i fatti! Ecco a voi la bottiglia di Coca Cola che diventa un piccolo e moderatamente efficente reattore al plasma. Inutile discutere se una cosa del genere può funzionare oppure no. E’ talmente semplice costruirne una replica e verificare di persona il suo funzionamento, che tutte le speculazioni teoriche sulla questione sono semplicemente tempo perso!

Ed ecco lo ”spot” della fondazione Keshe:

Ed ecco l’interrogazione del deputato Fabio Meroni:

E-CAT di Rossi

Sono comparsi nuovi test che confermerebbero la validità del progetto eCat, vale a dire il reattore a fusione nucleare fredda sviluppato da Andrea Rossi. Il nuovo documento è firmato dagli stessi scienziati che avevano già valutato l’eCat nel maggio del 2013.

I nuovi risultati, raccolti nel marzo 2014, sostanzialmente confermano quelli precedenti: l’eCat produce energia con un COP (coefficiente di prestazione) tra 3,2 e 3,6 secondo le condizioni, e nei 32 giorni che è durato il test ha prodotto 1,5 MWh. Una quantità di energia “ben superiore a quella che si può ottenere da fonti chimiche note nelle piccole dimensioni del reattore”, come si legge nell’abstract del report. Si deduce quindi che si tratti di fusione.

L’energia viene emessa misurando radiazione e convezione – sostanzialmente si è filmato l’eCat con delle termocamere abbinate ad altri strumenti per controllare le potenze elettriche in gioco. Scorrendo il documento sembra che tutto sia stato fatto nel migliore dei modi. Il problema è che questi test si espongono alle stesse critiche già espresse nel 2013.

Gli scettici vedono nell’eCat una probabile truffa o nella migliore delle ipotesi un colossale errore, e questi nuovi “test” difficilmente serviranno per sciogliere i nodi sollevati in passato. Tanto per cominciare il documento che sta circolando non è ancora stato sottoposto a revisione (peer rewiev) e infatti non è stato pubblicato nei canali ufficiali, come si legge anche sul sito di eCat.

C’è poi il fatto che il dispositivo è rimasto collegato all’alimentazione per tutto il tempo: scollegarlo sarebbe stato utile a escludere in modo assoluto fonti di energia esterne (le misurazioni si possono ingannare), ma Rossi non ha permesso questa verifica empirica. Ethan Siegel, che firma uno dei blog scientifici più apprezzati al mondo,esprime poi dubbi anche sulle radiazioni emesse e sui prodotti della reazione stessa – sottolineando che mancano alcuni dati fondamentali per sostenere il buon funzionamento dell’eCat.

Andrea Rossi

“O si sta verificando una reazione del tutto nuovo e inattesa, una che non produce radiazioni alfa, beta o gamma”, scrive Siegel, “oppure qualcuno sta manipolando i reagenti per produrre qualcosa che simula la fusione (già accaduto in passato con l’eCat)”.

Più di tutti però c’è una passaggio nel documento che obbliga alla cautela, se non all’aperto scetticismo: Andrea Rossi in persona, inventore dell’eCat e fondatore della società, non solo ha partecipato ai test ma ha attivamente manipolato i vari elementi, dall’inserimento dei reagenti all’avvio del reattore, fino al suo spegnimento. Rossi, per assicurare l’indipendenza dei test, avrebbe invece dovuto tenersi ben lontano dalla zona dell’esperimento.

Più che test sembra invece una forma di dimostrazione, e ci sono dubbi riguardo anche alle persone che vi hanno partecipato – selezionate dallo stesso Rossi. L’italiano, infine, tiene alcune informazioni sotto il più stretto riserbo per proteggerle dallo spionaggio industriale: ne ha tutto il diritto ovviamente, ma così alimenta gli inevitabili e doverosi dubbi.

Eppure tutti vorremmo che l’idea di Rossi fosse quella giusta, che fosse davvero una fonte di energia a basso costo, pulita e rinnovabile. Potrebbe salvare il mondo, e qualcuno che ci crede dopotutto c’è se Rossi ha trovato finanziatori. Speriamo solo che questa faccenda non si trascini troppo a lungo, e che presto si chiarisca una volta per tutte se l’eCat funziona oppure no. Secondo voi?

Tecnologie “Free Energy” e “Over Unity”

Tecnologie “Free Energy” e “Over Unity”
La forza di Lorentz è una notoria forza creata dall’interazione fra un campo magnetico e una corrente elettrica. Di conseguenza, la tecnologia a impulso è utilizzabile con energia elettromagnetica la quale, nella considerazione di numerosi “scienziati della new energy” intenti a effettuare esperimenti per creare tecnologie “over-unity”, rappresenta la chiave non solo del viaggio extraterrestre ma anche delle tecnologie “free energy”. I cosiddetti dispositivi “over-unity” e “free energy” non creano energia ma, piuttosto, convertono l’energia esistente, potenziale o utilizzabile, la cui fonte resta ignota alla scienza odierna.
Secondo gli inventori Thomas Bearden (www.cheniere.org), Stephen Patrick et al., i quali hanno inoltrato domanda di brevetto statunitense per un “Generatore Elettromagnetico Immobile” (MEG) (Brevetto USA 6.362.718, concesso in data 26 marzo 2002), questa tecnologia rappresenta il giusto passo avanti verso tecnologie over-unity o free energy di tal genere (vederewww.byronwine.com/files/MEG.pdf).,
Nel compendio relativo, gli inventori sostengono che il loro prototipo di generatore elettromagnetico include un magnete permanente e un nucleo magnetico comprendenti primo e secondo percorso magnetico. Dispone di bobine di ingresso pulsate alternativamente per fornire impulsi di corrente indotta nelle bobine di uscita. Far passare corrente elettrica attraverso ciascuna delle bobine di ingresso riduce il livello di flusso magnetico proveniente dal magnete permanente entro il percorso del magnete attorno a cui è collocata la bobina di ingresso. Stando ai rapporti il MEG ha un coefficiente di rendimento superiore a uno, ovvero funzionamento over-unity.
Secondo il fisico britannico Duncan Barker, il MEG è simile a un trasformatore ed è costituito da un nucleo cavo con un magnete permanente nel mezzo. Bobine di azionamento su ambo i lati del magnete alternano il flusso avanti e indietro fra ciascun lato del nucleo. Bobine di raccolta su ciascun lato della bobina generano una tensione dal flusso magnetico mutevole,  quindi si connette un carico all’uscita delle bobine di raccolta.
Il congegno sfrutta un effetto legato alla fase geometrica, molto conosciuto nell’ambito della meccanica quantistica e dell’elettrodinamica quantistica, ovvero l’effetto Aharonov-Bohm, scoperto nel 1959 da Yakir Aharonov, David Bohm et al. Tale effetto evidenzia la supremazia dei potenziali sui loro campi associati e dimostra che gli effetti di campo elettrico si possono creare dal potenziale del vettore magnetico A anche in assenza del campo magnetico B. Utilizzando un nucleo a elevata permeabilità, il MEG separa il potenziale A e il campo B attraverso il quale il campo magnetico, B, è contenuto unicamente all’interno del nucleo a elevata permeabilità. Questo lascia il potenziale del vettore, A, all’esterno del nucleo, a creare un campo elettrico che viene avvertito dagli elettroni nelle bobine di raccolta, creando corrente.

Direttive di misurazione over-unity
Anche se numerosi ricercatori e inventori si stanno dando da fare per conseguire queste condizioni over-unity, il nostro collega Patrick Bailey, PhD, laureato al MIT nonché ex direttore di progetto presso l’Electric Power Research Institute (EPRI), avverte l’osservatore non-scientifico di usare la massima prudenza, in quanto a suo dire non è poi così difficile realizzare una semplice dimostrazione impiegando l’attrezzatura sbagliata per esibire un congegno che crea “maggiore energia in uscita rispetto a quella in entrata”. Negli ultimi 25 anni il Dr. Bailey, assieme a uno degli autori (Dr. J. J.), ha esaminato e documentato oltre 150 tecnologie di sistemi di energia di cui si rivendicava un rendimento “over-unity” o nuovi processi a “energia pulita”.
A seguito di accurate indagini, il Dr. Bailey afferma che si deve impiegare un oscilloscopio digitale ad alta frequenza per determinare le reali tensione, corrente, potenza ed energia misurate in congegni di tal genere; sottolinea che in molti casi le persone misurano potenza erogata DC pulsata ad alta frequenza o forme d’onda di corrente a pulsazione rapida, e quando effettuano tali misurazioni ricorrendo a misuratori AC a suo tempo calibrati per un’onda sinusoidale 0.707 RMS (valore quadratico medio) è possibile che desumano risultati assai imprecisi. Di conseguenza, una tecnologia di test basata su semplici misuratori AC (come un vecchio VTVM, ovvero voltmetro a valvola) non fornisce a chicchessia una misurazione accurata di quanto sta realmente accadendo. In realtà, con la semplice configurazione di resistore, condensatore e induttore, un tale congegno spesso indica una falsa misurazione over-unity in quanto il metodo di misurazione in questione trascura l’angolo di fase della forma d’onda corrente-tensione. Un’accurata misurazione comporta che tensione versus tempo venga archiviata in digitale (utilizzando molti punti per ciclo) e che corrente versus tempo segua una procedura analoga, dopodiché la potenza dovrebbe essere calcolata in digitale punto per punto. Quindi è possibile derivare la media di potenza di ingresso e potenza di uscita ricavandola dai dati relativi a qualsiasi ciclo di interesse. Questo fornirebbe il vero rapporto di potenza ingresso-uscita. (Vederehttp://www.padrak.com/ine/DANGERSPOWER.html)

motore magnetico

Congegni a energia elettromagnetica
Esistono comunque numerose riuscite tecnologie in fase di avanzamento; gli autori hanno personalmente osservato l’invenzione realizzata da Kohei Minato a Tokyo, Giappone.Minato è titolare di bue brevetti statunitensi, uno dei quali concerne un “Magnetic Rotation Apparatus” (US Patent 4,751,486, Class 335/272, rilasciato il 14 giugno 1998). Il dispositivo di Minato assomiglia a una ruota e ha un albero rotante provvisto di numerosi magneti collocati a una certa distanza attorno a esso, alcuni angolati e altri no. Minato li angola lungo la direzione di rotazione in modo che lo stesso tipo di polo magnetico sia rivolto verso l’esterno e ciascuno dei magneti permanenti sia disposto in modo obliquo rispetto alla linea di direzione radiale del rotore.
Anche se Minato non si propone di rivendicare un qualche genere di “free energy”, sembra in grado di riuscire a convertire energia da una fonte ignota e quindi misurare più energia in uscita rispetto a quella in entrata. Secondo i rapporti, le misurazioni hanno indicato che il motore elettromagnetico di Minato ha un rapporto uscita-ingresso pari a 4.3:1, dove si generano 500 watt di potenza con soli 34 watt in ingresso. In altri test, i rapporti hanno evidenziato 300 watt in uscita con 16 watt in ingresso (per ulteriori commenti, vedere http://keelynet.com/gravity/curtis.htm).
Abbiamo osservato che poiché Minato impiega elettromagneti, per caricarli necessita di un ridotto quantitativo di elettricità e, una volta in funzione, la “disposizione magnetica” fornisce energia sufficiente a far girare la ruota, producendo energia nella propria rotazione e inoltre creando più energia in uscita rispetto a quella in ingresso. Analogamente importante per la tecnologia moderna, non produce calore né suono, solo la rotazione della ruota. Gli scettici fanno notare che l’energia del congegno di Minato non viene derivata da magneti permanenti bensì da magneti caricati da elettricità (elettromagneti). Nondimeno, si tratta di una tecnologia affascinante, anche se impiegata unicamente per le ventole dei sistemi di raffreddamento, come accaduto sinora.
Esistono numerosi altri progetti elettromagnetici in fase di elaborazione. Un e-book dal titolo A Practical Guide to Free Energy Devices presenta alcune fra le più accurate descrizioni – raffigurazioni di determinati dispositivi e idee (scaricabile presso www.free-energy-info.co.uk/). Alcuni ricercatori hanno riferito di aver replicato alcuni di questi progetti con esiti positivi.
L’inventore John Bales ha creato un’insolita configurazione di statore e rotore. Il suo brevetto statunitense 6.552.460, denominato “Brushless Electro-mechanical Machine” (rilasciato in data 22 aprile 2003), ha ambedue gli elementi statore e rotore. Lo statore ha almeno un set di quattro elementi elettromagnetici a forma di toroide disposti lungo un arco, separati da una distanza predeterminata. Ciascun elemento ha una scanalatura, mentre l’elemento rotore include un disco adattato a passare attraverso le scanalature. Il disco contiene una molteplicità di elementi a magneti permanenti distanziati fianco a fianco attorno a un perimetro, disposti in modo da avere polarità alternate nord-sud. Questi elementi di magneti permanenti sono dimensionati e distanziati in modo tale che, all’interno della lunghezza dell’arco dello statore, il rapporto degli elementi dello statore rispetto agli elementi dei magneti permanenti sia di circa quattro a sei. Gli elementi elettromagnetici vengono messi sotto tensione in una modalità push-pull quadrifase onde creare una coppia elevata.
Per quale motivo tutti questi scienziati si interessano a congegni ad energia elettromagnetica? In primo luogo, la reale fonte dei campi elettromagnetici non è compresa appieno; tuttavia sembra esistere una qualche “forza” in grado di spostare oggetti semplicemente interagendo con il campo magnetico e al contempo generare un campo elettrico. Naturalmente una corrente elettrica genera un campo magnetico, dato che elettricità e magnetismo sono considerati correlati al medesimo campo d’onda o forza e risultano sempre connessi in qualche modo. Nei magneti permanenti esistono tanto un campo magnetico quanto una corrente elettrica. Ad ogni modo, il quesito è il seguente: “Il campo si trova all’interno del magnete o all’esterno, nel ‘flusso di energia’ circostante o nel campo quantico attorno al magnete?”
I campi magnetici sono sempre in movimento o rotazione e in genere vengono considerati innocui e non inquinanti; in linea teorica potrebbero esistere in ogni parte dell’universo.
Questi motori impiegano una qualche disposizione di configurazioni nord e/o sud per cercare di conseguire, con il movimento di una ruota o una corrente elettrica, un effetto “over-unity” (anche se in taluni casi un’esigua parte della potenza di un circuito secondario viene utilizzata per dare energia al campo primario). Nutriamo la convinzione che civiltà che viaggiano nello spazio abbiano potenzialmente padroneggiato questa tecnologia per un costante spostamento nell’universo. Il controllo di questa energia di “campi d’onda” rotanti comporta che non vi sarebbe alcuna reale necessità di fonti energetiche convenzionali supplementari quali energia nucleare, solare o da fissione.
Mentre il congegno di Bales opera con polarità alternate nord-sud, con il suo dispositivo John Bedini ha adottato un approccio diverso (vedere www.johnbedini.net). Bedini ha lavorato a stretto contatto con Tom Bearden ed è titolare del brevetto statunitense 6.392.370 (rilasciato in data 21 maggio 2002), denominato “Device and Method of a Back EMF Permanent Electromagnetic Motor Generator”. Questo congegno ha un rotore con magneti della stessa polarità, più bobine di entrata e uscita realizzate avvolgendo ciascuna barra con materiale conduttivo quale filo di rame.
Una delle più recenti versioni del suo motore/generatore è una macchina a 10 poli in cui il rotore è incorporato con magneti permanenti nel centro del motore e gli avvolgimenti in parallelo primari e secondari sulle bobine sono situati all’esterno del motore.
I magneti del rotore sono opposti ai pezzi del polo magnetizzato delle bobine interne. Questa invenzione opera tramite un processo di ricalibratura; vale a dire che il campo di flusso creato dalle bobine viene fatto collassare in virtù di un’inversione del campo magnetico nei pezzi del polo magnetizzato, consentendo il recupero dell’energia EMP (impulso elettromagnetico) di ritorno disponibile.
Bedini ha inoltre lavorato con lo “Hamel Spinner”, in origine proposto da David Hamel. Il congegno ha continuato ad essere elaborato e provato in una configurazione giocattolo, come attualmente mostrato dall’investigatore statunitense George Green. Il congegno crea quello che è conosciuto come un “portale magnetico”, prodotto facendo interagire un più ampio anello composto da magneti polo-nord con un anello interno contenente anch’esso rigorosamente magneti polo-nord in numero inferiore. Nell’interpretazione di George Green (come vista su www.youtube.com sotto Project Camelot, che potrebbe risultare diversa dalla spiegazione di cui sopra), l’oggetto interno ruota immediatamente quando collocato nell’anello più ampio, creando una sorta di moto perpetuo magnetico. Green definisce lo spazio fra i due un “vortice di energia”, un aspetto corroborato da Jan Merta, l’ingegnere ceco che a suo tempo lavorava presso il National Energy Board in Canada.

Velocità d’impulso e impulsi elettro-radianti
Un altro ricercatore ritiene che i segreti della free energy non risiedano nella geometria degli impulsi magnetici o di tensione, ma piuttosto nella rapidità dell’impulso. Nel suo libro dal titolo The Free Energy Secrets of Cold Electricity il Dr. Peter Lindemann (www.free-energy.ws/) sostiene che quando si eseguono correttamente azioni dello spinterometro ad alta tensione queste hanno come esito un enorme guadagno di potenza netta nel sistema elettrico. Il riferimento fondamentale cui Lindemann fa ricorso è una citazione del Dr. Nikola Tesla presente nel suo brevetto statunitense 787.412, “Art of Transmitting Electrical Energy Through the Natural Mediums” (rilasciato in data 8 aprile 1905). Nel brevetto, a pagina due, righe 122-130, Tesla afferma: “Ho trovato praticabile produrre in questa maniera un movimento elettrico migliaia di volte maggiore rispetto a quello iniziale – vale a dire, quello impresso sul secondario dal primario A – e ho così conseguito attività o tassi di flusso di energia elettrica nel sistema E’ C E misurati da molte decine di migliaia di cavalli vapore.” Si tratterebbe davvero di “free energy”!
Il Dr. Lindemann ritiene di aver replicato parte della tecnologia a monte del “Tesla Transformer” utilizzando un impulso ad alta frequenza e alta tensione per produrre un “evento elettro-radiante” (vedere www.free-energy.ws/radiant-energy.html). Questo si verifica allorquando la corrente continua viene scaricata attraverso uno spinterometro e interrotta bruscamente prima che si verifichi qualsiasi inversione di corrente. Lindemann inoltre afferma che tali impulsi elettro-radianti di entità inferiore a 100 microsecondi sono del tutto sicuri da gestire e non provocano scosse elettriche o altri danni. Per di più, gli impulsi elettro-radianti di entità inferiore a 100 nanosecondi sono freddi e producono agevolmente effetti luminosi in globi a vuoto. Vari altri ricercatori sostengono di aver replicato tale lavoro e sono previste ulteriori indagini. Un compendio del libro del Dr. Lindemann e gli esiti sopradescritti sono reperibili pressowww.padrak.com/ncsricf/bailey_082505.doc.
Un altro effetto interessante potrebbe prodursi quando si trasmettono rapidi impulsi elettrici attorno e poi indietro attraverso un magnete permanente! Nella letteratura disponibile non vi è traccia di esperimenti di questo tipo. In realtà, l’unico riferimento ad un congegno di tal genere è il “Magnetstromapparat” costruito da Hans Coler per il governo tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale, come citato nel Rapporto Finale Nr. 1043 della Sottocommissione Obiettivi dell’Intelligence Britannica, ora declassificato (vedere www.rexresearch.com/coler/colerb~1.htm).
Niente di nuovo sotto il sole! Una delle prime tecnologie a mostrare questa molteplicità dei magneti permanenti o di barre magnetiche posizionate a intervalli di spazio regolari viene trattata nell’ambito del brevetto statunitense 4.025.807, denominato “Electromagnetic Motor” e rilasciato in data 24 maggio 1977 a Leonard W. Clover. La sua invenzione comprende un rotore dotato di una molteplicità di magneti permanenti sul perimetro e di uno statore che racchiude fermamente il rotore, dotato anch’esso di una molteplicità di magneti permanenti ed elettromagneti interposti per l’interazione con i magneti del rotore. Clover sostiene che anche gli elettromagneti necessitano di essere posizionati secondo appropriati intervalli angolari sullo statore, diversi dagli intervalli angolari dei magneti del rotore, in modo che indipendentemente dalla disposizione istantanea del rotore (quando il motore è “acceso”) uno o più elettromagneti riceveranno energia per iniziare la rotazione.
Per la maggior parte queste tecnologie funzionano in base al concetto di uno statore e di un rotore. Questo avviene in quanto le ricerche si basano in massima parte sulla nozione che sia necessaria la presenza di un magnete stazionario e di un rotore che ruota. Comunque sia, alcuni hanno contestato tale nozione, come dimostrato da Michael Faraday e, in seguito, da Bruce DePalma, i quali intuirono che il campo importante non si trova all’interno del magnete ma entro lo spazio circostante.

Ruote dentro altre ruote
Ad ogni modo, se ci proponiamo di ricostruire la visione del profeta Ezechiele di “ruota dentro la ruota” dovremmo disporre di due oggetti dotati di magneti paralleli o semi-paralleli, in ambedue i casi in grado di ruotare. Tecnicamente, invece di un rotore e di uno statore, la reale ruota dentro la ruota richiede almeno due rotori, forse più adatti a sfruttare i campi circostanti.
Il progetto più affine dotato di molteplici ruote mobili operante con elettromagnetismo in “fase parallela” per la produzione di energia è la “design function” derivante dalla letterale visione “d’infanzia” dell’inventore britannico John Searl, il cui risultato è il “Searl Effect Generator” (SEG) (www.searlsolution.com). Il prototipo del generatore di Searl consta di non solo due bensì tre(!) anelli concentrici (attualmente fissati a una base), ciascuno composto da quattro materiali diversi. Attorno a ciascun anello vi sono rulli e bobine per accrescere l’energia tramite il loro movimento. Searl sta cercando di creare non solo una tecnologia energetica ma anche un disco volante funzionante, che a suo dire in realtà è un velivolo a gravità inversa.
Si auspica che tutte queste invenzioni ci stiano portando non solo al viaggio spaziale, ma alla realizzazione di una vera e propria “macchina free energy”. Risulta interessante il modo in cui alcuni, come John Searl e Nikola Tesla, abbiano concepito i loro progetti derivandoli da vivide visioni. Forse là fuori, nello spazio oppure oltre, esistono civiltà che stanno cercando di aiutarci a lasciare l’astronave Terra alla ricerca di frontiere più ampie? Ora le giuste innovazioni scientifiche potrebbero contribuire a risolvere molti dei problemi che ci troviamo ad affrontare e a traghettarci nel vero ventunesimo secolo.

Magnetoidrodinamica
In numerose configurazioni di questi test si impiegano magneti permanenti; tuttavia un veicolo elettromagnetico avanzato potrebbe utilizzare il metodo analogo di ricorrere semplicemente a una lega specifica o plasma energizzato e rendere l’intera struttura magnetica con campi alternati onde generare forza elettromagnetica. Non si tratta di un’eventualità inverosimile poiché, unitamente alla tecnologia dell’elettromagnetismo in evoluzione, si stanno producendo anche interessanti sviluppi, in particolar modo in Russia, nella ricerca inerente alla magnetoidrodinamica (MHD). Il termine si definisce da sé, laddove “magneto” sta ad indicare campo magnetico e “idro” riguarda un liquido (ad esempio acqua, metallo in forma liquida o plasma) nel contesto di un movimento dinamico. Per farla semplice, campi magnetici inducono correnti in un fluido conduttivo in movimento. Si valuta che tale fenomeno si trovi a monte della dinamo del nucleo interno della Terra e forse sia anche il motivo in virtù del quale il Sole genera eruzioni.
Nel 2005 correva voce che tre eminenti fisici francesi, Jean-Pierre Petit, Claude Poher e Maurice Viton, avessero costruito il “Petit-Viton Magnetohydrodynamic Motor” utilizzando una combinazione di energia elettromagnetica e nucleare (per dettagli, vederewww.mhdprospects.com/). Si affermava inoltre che il congegno fosse in grado di produrre oltre 1.000 milioni di watt di energia, nonché di eliminare le onde d’urto in modo da non rallentare un velivolo spaziale al momento del contatto con la nostra atmosfera. Anche se non siamo riusciti a reperire riscontri certi a sostegno di tale affermazione, nondimeno concordiamo sul fatto che la magnetoidrodinamica possa rivelarsi una via di accesso a una fonte di propulsione dei velivoli spaziali.
Anche la fisica del plasma ha raggiunto notevoli traguardi, mentre propellenti quali il plasma stanno diventando sempre più abbondanti, con sottoprodotti del carbonio assai ridotti o del tutto assenti. La gassificazione del plasma, ad esempio, è realizzabile con due elettrodi e una scarica elettrica pulsata in un “arco di plasma”.
La rilevanza della MHD ci è stata confermata da un documento declassificato, divulgato in virtù della Legge sulla Libertà di Informazione, relativo a un velivolo osservato in azione nei cieli del Brasile, paese in cui anni fa abbiamo consultato un rapporto indicante l’eventualità che il sistema propulsivo di un velivolo recuperato disponesse di una fonte di energia MHD.
A quanto pare il fisico Robert (“Bob”) Lazar (www.boblazar.com) ha scritto la sua tesi sulla magnetoidrodinamica.
Indipendentemente dal fatto che ci si trovi o meno d’accordo sulle asserzioni di Lazar in merito all’impiego dell’elemento 115 come fonte di energia, vi sono altre interessanti informazioni da lui divulgate che coincidono con la creazione di un plausibile sistema “controllato dalla gravità”. Ad ogni modo, nel 2004 alcuni scienziati in Russia e Stati Uniti hanno creato per un breve periodo l’elemento 115, in seguito decaduto a elemento 113. Di fatto, il superpesante elemento 115 è stato definito Ununpentium (Uup).
Degno di interesse risulta anche il fatto che nelle sue trattazioni Lazar sottolinea che un velivolo non solo deve disporre di un sistema di propulsione a energia rinnovabile o free energy, ma deve anche riuscire a esercitare il controllo sul campo gravitazionale terrestre. Come il testo di The Keys of Enoch, Lazar esamina due forme di gravità: “gravità A” e “gravità B”.
The Keys… definisce questa “gravità” versus “Gravità”. Egli asserisce che la “gravità A” è la “gravità” che tiene unita la massa; etichettata in fisica come la “forza nucleare forte”, è quella che si utilizza per distorcere lo spazio-tempo per il viaggio interstellare. Il normale campo di “gravità” (“gravità B”) è quanto esiste a livello planetario e stellare nonché quello con cui i più hanno familiarità nei termini di ciò che ci consente di calpestare il suolo terrestre.
Lazar sostiene che la tecnologia dei velivoli ET da lui osservata mentre si trovava presso la “Area S4 all’interno dell’Area 51” disponeva di tre grandi amplificatori di gravità, ciascuno dei quali poteva essere posizionato in modo indipendente. Asserisce inoltre che il velivolo a cui lavorava impiegava un generatore di gravità per staccarsi dal suolo ma, una volta libratosi in aria, gli occupanti potevano ruotare i due restanti generatori di energia davanti a loro onde creare un campo di distorsione.
Quando attivato, un amplificatore singolo viene definito la “configurazione omicron”, mentre i tre amplificatori funzionanti assieme sono chiamati la “configurazione delta”, utilizzata per il viaggio nello spazio esterno. Il velivolo quindi non “sfida” la gravità ma crea il proprio campo gravitazionale e si sposta al suo interno, seguendo la distorsione che ha creato. The Keys of Enoch ci dice che quando giungono qui i “velivoli sono in grado di creare i propri corridoi di energia onde comparire sulla superficie terrestre”. The Keys… ci dice inoltre che i velivoli non “viaggiano” fra i pianeti ma si spostano all’interno di un campo energetico onnicomprensivo.
Lazar sottolinea peraltro che le navi non producono alcun suono, anche se in merito alle proprie esperienze di “contatto” altri hanno riferito di bizzarri suoni a bassa o alta frequenza, forse collegabili alla fonte di energia utilizzata dai velivoli.
Lazar spiega inoltre che l’alone luminoso attorno al velivolo spaziale è dovuto alla sua fonte di propulsione ad alta energia che accende azoto e ossigeno nella nostra atmosfera, in quanto quando si applica sufficiente energia a molecole di gas queste emettono fotoni (luce).

Un mare di energia a disposizione
Secondo il fisico Tom Bearden: “Ogni carica nell’universo è già di per sé un vero e proprio resistore negativo del tipo più puro e definitivo (e facilmente comprovato a livello sperimentale)” (www.icehouse.net/john1/index34.htm). Questo ci porta alla nostra successiva possibile fonte di energia: l’energia del punto zero (ZPE). Planck e Nernst (1916) si proposero di definire il campo di vuoto come hf/2, a indicarci che l’energia minima media corrisponde a “h” (costante di Planck) moltiplicato per “f” (frequenza) fratto due.
Ad ogni modo, si potrebbe definire con maggior chiarezza la ZPE come l’energia vibrazionale che le molecole conservano persino a una temperatura pari allo zero assoluto. I fisici della nuova energia che stanno studiando la ZPE ci dicono che è questa energia a esistere in ogni volume di spazio, il che ha qualcosa a che fare con il fatto che raggiungere la temperatura dello zero assoluto è assai arduo. Infatti, la ZPE è tradizionalmente l’energia vibrazionale che le molecole conservano persino ad una temperatura pari allo zero assoluto, in cui il moto non sembra mai scomparire completamente.
Quindi a livello teorico la ZPE esiste in quanto basilare mare di energia. Questo potrebbe essere direttamente correlato all’elettromagnetismo, o forse accade semplicemente che ogni atomo nello spazio ha dietro di sé un intenso campo di energia. A quanto sembra, il famoso effetto Casimir e lo spettro del corpo nero di Planck starebbero a dimostrare che la ZPE esiste.
Ancor più importante, i nuovi progressi nell’area della meccanica quantistica stanno rivelando che il flusso o campi d’onda potrebbero essere più simili a increspature nello stato di un campo universale onnipervadente. Questo concorda con la ricerca dell’inventore Dr. T. Henry Moray, il quale a quanto risulta negli anni Trenta esibì per vari giorni alla stampa statunitense un congegno “free energy” non connesso a rete e alla fine pubblicò il libro dal titolo The Sea of Energy in Which the Earth Floats (vedere brani scelti presso rexresearch.com/moray2/morayrer.htm).
Nella letteratura popolare la locuzione ZPE venne usata per la prima volta oltre un trentennio fa in The Keys of Enoch per descrivere gli insoliti aspetti funzionali di condizioni limite nonché il modo in cui alcune forme di vita si adattano al cambiamento quantistico. Il testo recita: “I sistemi secondari di creazione fisica devono riconoscere il punto-zero universale come l’origine della materia galattica nello stesso modo in cui un bimbo riconosce il cordone ombelicale del grembo materno di cui è un’estensione” (Key 302:13).
Per di più, fisici quali Richard Feynman e John Wheeler a quanto risulta hanno calcolato che, qualora si riuscisse ad attingervi, la quantità di tale ZPE o energia torsionale contenuta in un singolo oggetto di piccole dimensioni quale una tazzina di caffé o una lampadina potrebbe far ribollire gli oceani.
Quindi, a quanto pare viviamo in un mare di energia inutilizzata. Ancor più importante, l’energia non sembra soggetta a esaurirsi in quanto è possibile che si trasformi da una forma all’altra e viceversa. In tal caso l’energia non viene mai esaurita né dissipata.
Anni fa, l’ingegnere australiano della NASA Josef Blumrich, il quale lavorava al razzo Saturn V, spiegò dettagliatamente come la vicenda del carro di fuoco di Ezechiele potesse riguardare un velivolo ad alta frequenza che condusse Ezechiele in nuovi regni di esperienza (The Spaceships of Ezekiel, 1974).

Il risveglio dell’umanità
Naturalmente dobbiamo prepararci a più grandi realtà e intuizioni che si prospettano davanti a noi. Che si tratti dei dadi e bulloni di piccole astronavi, di navi madre, navi nonne o bio-satelliti delle dimensioni di città, riteniamo che queste realtà di natura superiore si renderanno manifeste ben presto.
Di fatto lo stanno già facendo in molti modi.
Il quesito più importante che dobbiamo porci è il seguente: “Siamo davvero pronti ad affrontare la natura delle civiltà che impiegano tali tecnologie avanzate?”
Gli ultimi trent’anni ci hanno fornito ingenti quantità di informazioni e conoscenze relative a come possiamo traghettare nel ventunesimo secolo in veste di umani terrestri che reclamano i propri diritti di Cittadini del Cosmo.
In ultima analisi, siamo psicologicamente e socialmente preparati ad impadronirci e a far uso di queste tecnologie per il bene dell’umanità – oppure la prospettiva è che le continue lotte di potere del passato ci limitino in modo permanente e controllino il nostro destino futuro?    ∞

Gli autori:
J. J. Hurtak, PhD, PhD, è fondatore e presidente di The Academy for Future Science, organizzazione internazionale che opera con lo scopo di favorire un rapporto di collaborazione fra scienza e religione attraverso un dialogo positivo che implica progetti di natura sociale e sostenibilità ambientale.
Scienziato sociale, futurologo ed esperto di rilevamento a distanza, nonché archeologo e antropologo, il Dr. Hurtak è autore di oltre quindici libri, fra cui The Book of Knowledge: The Keys of Enoch® (1973).
Inoltre è coautore (assieme al fisico Russell Targ) di The End of Suffering: Fearless Living in Troubled Times (Hampton Roads, 2006).
Desiree Hurtak, PhD, è scienziata sociale, ambientalista, documentarista e scrittrice; il suo recente lavoro prevede la conservazione dell’ambiente e del retaggio culturale delle popolazioni indigene. Lavora presso la Academy per promuovere nuove tecnologie energetiche in vista di un futuro più prospero.

ERIM 20.2 Emettitore Ritmico Impulsivo Magnetico

In questo paragrafo viene presentato un prodotto, l’ERIM 20-2 costruito artigianalmente da Italydee. Ne esistono altre due versioni più piccole, ERIM 10-2 e ERIM 17. Si tratta di una delle bizzarre e geniali invenzioni di Pier Luigi Ighina da Imola che con questo decise di fare un dono all’intera umanità. E’ un oggetto passivo, quindi non ha bisogno di nessuna alimentazione di nessun genere, e ha il potere di bilanciare energeticamente un ambiente rigenerando le cellule, gli stati vitali e armonici attraverso la produzione di atomi magnetici positivi che scaturiscono dalle spire verdi. Navigando all’interno di questo articolo e alle pagine a cui è collegato scoprirete tutto quanto c’è da sapere su questo argomento.

Nel paragrafo sottostante segue una descrizione generale dell’ERIM 20-2 segnalata sul sito italydee.com

ERIM 20.2 di Ighina

ERIM 20-2

 Fiero, elegante, maestoso, è il nuovo modello costruito su cerchio diametro interno 20cm. La base completamente ridisegnata, viene creata da un modello in rapporto alle misure auree dell’altezza e viene generata da una fusione di 6,5 kg di alluminio su stampo creato appositamente. Otteniamo cosí una base di 25,5cm di diametro per una altezza di 13cm, sulla quale poi andrà avvitato l’ERIM 20-2. Le spirali sono state migliorate perché avvolte su cono di angolazione aurea costruito con cad cam su macchina a controllo numerico con distanzializzazione obbligata da scanalatura costruita intorno al cono per renderle perfette (vedi sito italydee.com).
Questo oggetto di manifattura artigianale é costruito completamente con componenti in alluminio, cosí come raccomandato dal suo inventore. La base é in alluminio pieno creato da fusione su stampo, sabbiato, decappato, verniciato, rappresenta una buona piattaforma di sostegno contro la forza del vento se posto in giardino e buona stabilitá se posto come soprammobile. É un oggetto bello a vedersi, attrattivo per i suoi colori non casuali ma meticolosamente studiati per le frequenze vibrazionali luminose che lo colpiscono e lo riflettono, fortemente attrattivo nell’estetica richiamando in noi il bello dell’esistenza per effetto del rapporto aureo in tutte le sue forme, l’altezza rispetto la larghezza, spirali costruite su cono di angolazione aurea, altezza delle spirali in rapporto aureo rispetto al diametro, il diametro del cono in rapporto aureo rispetto al cerchio che costituisce il lato di un decagono circoscritto al cerchio. Insomma, nulla é a caso, e quindi avendo osservato attentamente le foto dell’originale ho colto la vera forma che deve avere l’ERIM 20-2 per poter esprimere cosí tutte le sue funzioni e influenze positive. Queste influenze positive non sono astratte ma osservabili (vedi teoria dell’atomo magnetico di Pierluigi Ighina), ma quando lo acquistate prendetelo come soprammobile, tutto il resto é in piú e gratuito. Con questo oggetto da collezione di meticolosa fattezza Io ne ricavo il costo della materia prima e dell’innumerevole tempo che dedico per la sua costruzione.
Caratteristiche tecniche ERIM 20-2:
Altezza 54cm, larghezza 33,5cm, peso 6,75kg, spirali in alluminio diametro 3,2 mm, diametro cerchio 200 X 20 X 2 mm, asta in alluminio pieno filettato, base in alluminio pieno, strati di primer vernice e resina trasparente.
Marco Pignotti.
NB: il prodotto è completamente costruito a mano artigianalmente senza l’uso di macchinari elettromeccanici. Uno non è mai uguale all’altro (nei dettagli).

Qui troverete maggiori informazioni sull’ERIM 20-2 e altri modelli con possibilità di acquisto aggiori informazioni http://www.italydee.com/erim-di-pier-luigi-ighina/erim-20-2/

Energia! Cosè e da dove viene? Scopriamolo insieme.

energiaEnergia

che grande parola! Ma che cosè? Secondo Wikipedia “è la grandezza fisica che misura la capacità di un corpo o di un sistema che compie un lavoro, a prescindere dal fatto che tale lavoro sia o possa essere effettivamente svolto”. Ma l’energia è anche un’espressione della vita stessa, tutto ciò che esiste è un’associazione di campi energetici, come già intuito dal genio A. Einstein ed espresso con la famosa formula matematica E = mc2. Ma a quanto pare secondo gli ultimi sviluppi si sta comprendendo che il vuoto siderale non è vuoto, ma pieno ed è materia oscura (quello che non vediamo e che pensiamo non ci sia) quindi non è legata al mondo fenomenico ma va oltre e sembrerebbe esisterne in quantità infinita. Alcuni scienziati ricercatori del passato avevano intuito questo e creato metodi e macchinari in grado di sprigionare enormi quantità di energia dal nulla.
In questo sito di raccolte di articoli, alcuni miei seguiti da sperimentazioni e realizzazioni personali, altri estrapolati dalla rete a volte con traduzioni fittizie e sommarie che però rendono l’idea, sarò il più possibile fedele alla scienza conosciuta per poter mostrare le varie possibilità di produzione di energia, per lo più cercherò di mettere in evidenza i sistemi più nascosti, più oscurati di produzione di energia elettrica ed energia termica. A volte alcuni progetti sembrano in contrapposizione con le leggi fisiche conosciute, ma poi con un più attento esame in realtà si scopre che non si viola nessuna legge fisica e anche i progetti più impossibili diventano possibili. Interessanti alcuni progetti realizzati e ancora in funzione di macchinari in grado di produrre energia elettrica. In questi paragrafi potremo vedere come anche nel passato, anche piú recente, alcuni uomini di scienza erano venuti a conoscenza di tecnologie mai spiegate e mai capite con risultati incredibili, come l’assenza di gravità. Buona ricerca!                            Marco Pignotti

La materia e tutto il Creato sono energia, Energia. L'uso cosciente delle energieconoscerne le leggi ci rende totalmente responsabili della qualità della nostra vita e ci permette di partecipare consapevolmente alla creazione della nuova Era in cui l’umanità sta entrando. “L’uso cosciente delle energie”

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