Cella Teoria di progettazione 2

Cella Teoria di progettazione

Cella “Qualunque cosa che sia naturale è silenziosa, semplice ed economica.Viktor Schauberger. Dopo 6 anni di sperimentazioni, mi sono convinto che la cella di Joe lavora sull’energia Orgone. Questa convinzione deriva da centinaia di ore di letture e sperimentazioni. In qualunque momento tutti gli effetti conosciuti dell’Orgone (e sono centinaia) hanno coinciso con quanto accadeva nella cella di Joe. Non ho mai riscontrato discrepanze con gli effetti conosciuti dell’Orgone, in nessuna situazione. Ci vorrebbe un uomo molto più audace di Joe per controbattere l’evidenza definitiva derivata da migliaia di ore-uomo di lavoro e dall’opera in tutto il mondo di centinaia di sperimentatori qualificati. Così,dato che i miei modesti esperimenti confermano quanto sostiene la maggioranza, ho detto -e lo ripeterò ancora- che la cella lavora sull’Orgone o -più correttamente- accumula l’energia Orgone.

Requisiti teorici

Talvolta devo ripetere l’ovvio, e cioè: se vogliamo accumulare l’energia Orgone, dobbiamo avere un accumulatore Orgonico! Non stiamo progettando questa cella per usare Neutrini, Deuterio, Nitro-glicerina, vapore, azoto, idrogeno, idrossido o altre sostanze: se invece sei interessato a queste cose devi leggere altre pubblicazioni che ti insegnano a costruire le relative celle. Questo treno va nel mondo dell’Orgone. Noi stiamo progettando la nostra cella per funzionare con energia Orgone! Dico “Noi” perchè ritengo che il lettore mi stia seguendo a ruota, e riuscirà a costruire una cella rispettando scrupolosamente queste istruzioni. E’ indispensabile uno studio approfondito dei capitoli che riguardano le proprietà dell’Orgone e le polarità della cella. Se hai fatto il birichino saltando queste sezioni, suggerisco che tu le legga ora. Dunque cosa hai scoperto? Dovresti essere d’accordo con me in almeno due punti, e cioè che la cella dovrebbe usare quanti più materiali e proprietà di “un tipo” di polarità dell’Orgone. Inoltre ci conviene usare tutte le forze esterne disponibili per amplificare l’accumulazione dell’energia Orgone. Siamo sulla strada giusta con la nostra cella di Joe? A cosa miriamo nella progettazione di un perfetto accumulatore d’energia Orgone? Ci sono modi migliori? Può darsi che siamo sulla strada sbagliata? In questo momento è buona idea considerare i parametri di progetto per la sorgente energetica di base. Dopo tutto, perché perdere il nostro tempo con la cella di Joe, se esiste un modo migliore per ricavare energia. “Migliore” significa più economico, componenti più efficienti, meno inquinante, meno distruttivo, più durevole, ecc. Se rileggiamo la citazione di Viktor Schauberger all’inizio del capitolo, “… naturale, silenzioso, semplice ed economico…” questo è proprio un buon punto di partenza. Permettimi di darti una breve lista delle specifiche di questo accumulatore magico e vedi se siamo sulla strada giusta con la cella di Joe:

  • La cella di Joe è naturale in quanto opera sulla forza vitale (Orgone). E’ l’unica apparecchiatura costruita dall’uomo a fornire energia naturale e che realizza una conversione diretta dalla sorgente di energia primaria alla fornitura finale di energia. Come tale sembra fornire “energia dal niente” (alias “free energy”, “energia libera”) e dunque appare come una cosa impossibile. Questo è un enorme ostacolo per coloro che non capiscono il concetto di “energia libera”.
  • La cella di Joe è silenziosa. Non ci sono parti in movimento. Un pannello solare o una macchina che sfrutta l’effetto di Peltier non si avvicinano ad essa neanche lontanamente per efficienza.
  • La cella di Joe è semplice. Niente parti mobili, un gruppo di cilindri e acqua: non puoi realizzare una cella energetica in un modo più semplice.
  • La cella di Joe è economica. Dopo la sua costruzione iniziale, materialmente non ci sono ulteriori costi né è richiesto rimpiazzare parti consumate. Teoricamente, la cella di Joe dura per sempre. Se ne costruisci una con componenti di seconda mano, la tua spesa totale dovrebbe essere sotto i 200$ australiani. (meno di 200€).
  • Quando noi usiamo energia che si trova allo stato basilare (cioè energia che non possa essere scissa in ulteriori componenti energetici di livello inferiore) non abbiamo sottoprodotti di scarto e dunque nessun inquinamento. La cella di Joe funziona con la forza vitale (Orgone) che è la forza alle fondamenta dell’Universo. Non puoi andare ad un livello più basilare di quello!
  • Qualunque forza centrifuga, espansiva e esplosiva è sprecona perchè genera calore. Qualunque dispositivo che genera calore per effetto del suo funzionamento non può mai essere considerato una sorgente efficiente d’energia, e men che meno essere considerato “oltre l’unità” (alias “over unity”, cioè che produce più energia rispetto a quella che consuma). La cella di Joe quando funziona è fredda e così il motore spinto da essa.
  • Ogni energia prodotta dopo una cascata di stadi di conversione comporta sprechi. Per esempio un sottomarino ha un reattore nucleare per produrre calore. Il calore è usato per creare vapore dall’acqua. Il vapore fa ruotare una turbina. La turbina a sua volta è usata per far girare un generatore elettrico. Il generatore elettrico è usato per alimentare un motore elettrico. Il motore elettrico fa girare un’elica. L’elica si attorciglia nell’acqua, e finalmente questo fornisce la spinta. La spinta fa muovere il sottomarino. Devono averti preso in giro! Non fa meraviglia che gli esseri superiori si rotolino dalle risate sul pavimento osservando la nostra “tecnologia”. Quanto è innaturale tutto questo?! La cella di Joe converte la forza vitale basilare (Orgone) in una forza di espansione dai molteplici usi ed in un solo passo. Semplicemente meraviglioso!
  • Non c’è necessità di immagazzinare Orgone, o convertirlo e soccarlo. Esso è un sistema a richiesta e dunque non servono infrastrutture per gli stoccaggi, distribuzione, navi, punti di vendita, ecc. Diversamente dal petrolio, esso ha lo stesso prezzo ogni settimana (gratuito). Di certo non è una bella notizie per gli interessi petroliferi multinazionali. Che sia questo il motivo per cui non usiamo questa forza? (sogghigno).

Riassumendo, posso dire che -e questo è il meglio della mia conoscenza- non ci sono generatori di energia in grado di competere con la cella di Joe e che saremmo sulla strada giusta se costruissimo una cella che funziona ad Orgone. Per favore nota che la cella di Joe e la sua costruzione hanno limiti ed effetti negativi; avrai letto nelle avvertenze e leggerai nei capitoli seguenti che dal momento che non viviamo in un mondo perfetto, noi non siamo umani perfetti e la cella di Joe non è un apparecchio perfetto.

Costruzione di una ipotetica cella

Scorrendo la lista delle proprietà dell’Orgone e scegliendo quelle che sembrano utili, dovresti aver individuato queste:

  • Proprietà 14: avendo la tendenza per un costante allineamento verticale dal basso verso l’alto, dobbiamo avere lo sfogo della cella nel punto più alto di tutto il congegno.
  • Proprietà 6: potendo essere manipolato, significa che possiamo costruire un contenitore per ospitarlo. Noi abbiamo tubi cilindrici, concentrici e con un asse per rispondere alla proprietà 14.
  • Proprietà 10: Essendo assorbito dall’acqua, noi metteremo acqua nella cella. Poiché trattiamo con l’acqua, la cella non deve essere sfonda e non deve corrodersi.
  • Proprietà 20: Poiché può essere concentrato fino a una quantità finita, sappiamo che presto o tardi qualcosa succederà sul piano verticale e dal nostro sfogo posto in cima all’asse verticale (proprietà 14), qualcosa uscirà fuori.
  • Proprietà 9A: Poiché si muove allineandosi ai campi magnetici, sappiamo che se connettiamo uno dei nostri potenziali in fondo al nostro “conduttore” e l’altro potenziale in cima ad esso, si instaura un campo magnetico e il campo Orgonico si muoverà nella stessa direzione. Poiché i nostri conduttori sono i cilindri metallici, questi devono avere un allineamento verticale concentrico per rientrare nella proprietà 14. Poiché trattiamo con campi magnetici, i materiali della nostra cella non devono interferire con i campi magnetici che assistono l’Orgone a seguire l’allineamento verticale. Inoltre, considerato che la cella contiene acqua, elettroliti e magnetismo, il materiale più indicato per una cella semplice è l’acciaio inossidabile col residuo magnetico più basso possibile. Giusto per precisare, il nostro “conduttore” è una combinazione complessa di acqua, cilindri di acciaio inossidabile e flusso ionico; ciononostante creerà un campo magnetico direzionale.
  • Proprietà 9B: Poiché si muove ad angoli retti rispetto al campo elettrico, i nostri cilindri verticali concentrici sono perfetti, perché la corrente elettrica scorre dal cilindro più interno a quello più esterno in linee orizzontali. Poiché l’Orgone si muove perpendicolarmente a questo campo, il risultato finale è di nuovo un allineamento verticale per l’Orgone, un bel colpaccio!

Ora, dalla tabella delle polarità dell’Orgone, possiamo attingere ulteriori “facilitatori” per convincere la forza Orgonica a lavorare per noi. L’elettrolisi è molto utile per la cella e, come mi disse Joe, dare elettricità alla cella quando il motore dell’auto è in funzione è come inserire un turbocompressore a pieni giri: ti ho avvisato! Analogamente, l’attrito delle parti in movimento del motore quando raggiunge il culmine può servirci, dunque approfittiamone! Il suono e le vibrazioni sono bonus aggiuntivi quando l’auto è in movimento.

Effetto condensatore

Per chi si intende di elettronica, lascia che ti spieghi il modo in cui la cella agisce come accumulatore concentrico d’energia. E’ noto che la carica di un condensatore è proporzionale all’area superficiale delle piastre. Inoltre sappiamo che il potenziale aumenta quando avviciniamo tra loro le piastre. Ora osserva la bellezza della cella di Joe. Abbiamo un gruppo di piastre concentriche con un’ovvia riduzione della superficie mano a mano che ci muoviamo all’interno della cella; poichè i cilindri rimpiccioliscono nel diametro, la loro superficie decresce proporzionalmente.

Ora, poichè l’area della superficie dei cilindri decresce verso il centro della cella, abbiamo l’effetto di avere una carica che aumenta quando ci muoviamo verso il centro! Dunque, più numerosi sono i cilindri, più grande o più intenso è questo aumento di carica. Così, avuto senza complicazioni di progetto, abbiamo un amplificatore automatico per la forza Orgone che viene concentrata automaticamente al centro della cella. Tutto questo funziona solo se l’acqua agisce come dielettrico, cioè se non contiene troppi ioni. Grazie, Natura! Già che ci siamo, su una scala più grande, la Terra è il centro dell’accumulatore e gli strati dell’atmosfera sono i cilindri che concentrano le radiazioni del sole.

Risultato finale

Noi abbiamo ora una cella ipotetica. E’ fatta da un gruppo di cilindri concentrici d’acciaio inox tra i quali vi è acqua; inoltre applichiamo opportunamente un campo elettrico e magnetico; abbiamo lo sfogo posto in cima all’asse verticale della cella. Dunque questo è lo schema e la logica da usare nella costruzione di una ipotetica cella. Il nostro caro Joe non sapeva nulla di scienza, non conosceva nessun scienziato, non aveva letto nessun libro su questi argomenti e non sapeva cosa fosse l’Orgone, comunque con un colpo di fortuna sfacciata e intuizione ha concepito la cella definitiva nella configurazione descritta sopra, ed il resto è storia! Sì, caro amico, la nostra cella teorica corrisponde esattamente a come tu dovresti fare la tua cella reale. Questo sarà spiegato nel prossimo capitolo.

Materiali e Design della cella

“Non esiste nessun crogiolo ideale, nessun crogiolo così perfettamente isolato e protetto da essere considerato un sistema chiuso, un’unità assolutamente isolata dal resto dell’Universo”. Raymond Abellio, 1975 circa.

In questa sezione voglio condurti passo dopo passo lungo il processo di costruzione della cella. Ho già detto in altri punti di questo libro e lo ripeto ancora che ci sono infiniti modi per costruire accumulatori Orgonici. IL metodo qui descritto si basa sulle tecniche di costruzione necessarie a realizzare una cella di Joe. Per una descrizione particolareggiata di questo tipo di cella è necessario che il lettore legga il libro di Barry Hilton “How to run your car on zero point energy”. Questo libro contiene in parole e diagrammi quello che Joe voleva che il pubblico conoscesse circa la sua cella, e come tale è una lettura altamente raccomandata.

Nota

Ho una copia di tale libro e lo raccomando, ma questo non implica che io sia d’accordo con le teorie o coi fatti espressi da Barry e Joe. Non implica neppure che io prometta all’acquirente di tale libro di diventar capace di far funzionare la sua auto a Orgone, e nemmeno che riesca anche solo a far funzionare una cella. In altri termini, io vedo il libro di Barry ed il mio come pezzi di un puzzle scomposto. Se metti tutti i pezzi assieme capirai la forza vitale o comunque tu la voglia chiamare. Non hai bisogno di tutti i pezzi del puzzle se il tuo unico desiderio è quello di convertire un’auto a Orgone, ma più pezzi hai maggiore è la tua comprensione delle cause, non solo degli effetti. Più sai, più è facile che tu faccia funzionare (a Orgone) la tua auto per lunghi periodi di tempo senza misteriosi “guasti”. Come già detto, non sono interessato ad argomentare, sfidare, dibattere, competere o difendere i miei appunti con nessuno. Ti dò queste istruzioni liberamente come guida, per mostrarti un metodo di costruzione di celle funzionanti garantito da me. Se hai qualcosa di veramente costruttivo da contribuire, modificherò con gratitudine i miei appunti. Ora basta coi preamboli, iniziamo il lavoro. Descriverò ogni passo:

A. Elenco delle parti.

B. Selezione dei materiali.

C. Lavorazioni d’officina.

D. Opzioni.

E. Montaggio.

A. Elenco delle parti

La seguente lista delle parti è correlata a quanto si dirà nella sezione D. Tutti i tini e celle hanno bisogno di un orlo in grado di ospitare bulloni dal diametro di almeno mezzo pollice (12 mm.), e cavi elettrici a treccia in grado di reggere 10 Ampère continui, cavo rosso per il polo positivo e nero per il negativo. Puoi decidere di acquistare un portafusibili e alcuni fusibili da 5 A da metterci.

A1. Tino da carica. (elemento opzionale)

Questo tino può essere ogni opportuno contenitore in acciaio inox per alimenti che sia poco paramagnetico. La scelta preferita di Joe ed altri è un barilotto da birra in acciaio inox. Questo sembra la scelta giusta, ma occorre fare attenzione alla qualità. I cordoni di saldatura sono particolarmente paramagnetici.

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FIG.5 Tino da carica. Panoramica dei componenti principali. Vi mostro due tipi di pile di coni. Il cono più vicino al tino è quello usato in questo manuale.

Così, hai bisogno di: Circola la storia che Joe abbia dovuto testare un centinaio di barilotti prima di riuscire a trovare quello giusto. A meno che tu non voglia usare grandi coni, dal diametro di circa 10 pollici (250 mm), non vedo nessun scopo utile per avere un tino di caricamento così grande. Anche se lo impieghi per riempire tutto il radiatore, la quantità di acqua è comunque spropositata. Dal mio punto di vista uno così grande può andar bene per un gruppo di lavoro o come risorsa da condividere, ma non è indicato per un singolo sperimentatore. Personalmente uso un tino con un’altezza interna utile di 11 pollici (275 mm) ed un diametro di 8 pollici (200 mm). Questo tipo di barilotto ha il vantaggio di non aver cordoni di saldatura orizzontali nel bel mezzo del contenitore: questa è proprio la zona dove non si vuole alcuna fascia magnetica! Il diametro dei miei coni può essere di 5,5 pollici (138 mm) o di 6 pollici (150 mm) a seconda di quel che trovo dai rivenditori.

  • 1 x Barilotto della dimensione scelta • 8 x Coni della dimensione scelta
  • 1 x Asta in nylon (o materiale analogo), posta al centro dei coni per supportarli
  • 8 x Anelli distanziatori in nylon (o materiale analogo) della misura giusta per scorrere sull’asta e distanziare i coni. • 16 x Anelli O-ring in neoprene da porre lungo l’asta
  • 1 x Asta di supporto in acciaio inox lunga approssimativamente 300 mm e dal diametro di 6 mm. (Va appoggiata orizzontalmente sul barilotto, per sostenere l’asta e l’assemblaggio dei coni)
  • 1 x lamina d’acciaio inox approssimativamente lunga 1 metro, larga 12 mm e spessa approssimativamente 1 mm
  • 6 x rivetti in acciaio inox
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FIG 4. Coni dal tino da carica. Questo è il risultato a usare 10 Ampere per lunghi periodi. Nota la seria corrosione. I coni ora sono macerie.

Note.Se non vuoi investigare sull’Orgone, ed il tuo unico desiderio è quello di caricare la cella nella tua auto, allora non hai bisogno di un tino da carica. Il pregio principale del tino è la quantià d’acqua che può caricare e la facilità con cui sono rimosse le morchie dalla cima dell’acqua. Sfortunatamente, nella cella da auto, essendo chiusa, le scorie non sono rimosse così prontamente ma niente impedisce che tu carichi l’acqua nella cella “da auto”, travasi l’acqua che ha raggiunto lo stadio 3 in un contenitore di vetro, la filtri e poi la rimetti nella cella. Comunque se usi i metodi descritti in questi appunti scoprirai che la produzione di scorie è minima. Ho sempre caricato le mie celle per auto da sole, cioè senza usare il tino da carica. Il vantaggio è che tu sai di avere una cella realmente funzionante, non solo di aver l’acqua al punto giusto, come sarebbe invece stato il caso se tu semplicemente travasavi l’acqua al termine della carica dal tino alla cella.

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FIG 9. Tino da carica

FIG 9. Tino da carica. Visione laterale di una pila di coni. Guarda le connessioni, gli isolanti delle linguette e la connessione al cono.

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FIG 7 Visione laterale della pila di coni

FIG 7 Visione laterale della pila di coni. . Side view of the cone stack. Note the pop rivets holding the negative strap and the method of holding the cone stack together with the acrylic rod. The higher rod is stainless steel and is used to support the cone stack on top of the vat container.

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fig.10. The Charging Vat

FIG 10. The Charging Vat. An overall view of the cone stack construction. Positive connection is the middle connection. Negative connections are to the second lowest and top cones.

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fig.8. A side view of the central nylon rod showing the adjustment holes that allows a variable gap between
the cone stack and the bottom of the vat
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FIG 6. Charging Vat. A bottom view of the cone stack showing the central Nylon rod which is slightly enlarged to support the lower cone.

 

 

 

 

 

 

 

 

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